La Nascita Della Genetica E Le Biotecnologie Tradizionali


Furono gli esperimenti del monaco agostiniano Gregor Mendel a sancire la nascita di una nuova branca scientifica, a mezza via tra la botanica e la biologia. Nel convento di Brno (in Moravia, oggi capitale della Slovacchia) Mendel si dedicò allo studio dell’ibridazione delle piante per capire i meccanismi e i fondamenti scientifici di questa prassi usata in agricoltura. Tra il 1856 e il 1863 incrociò oltre 30 mila piante. Fra il 1865 e il 1870 presentò e pubblicò a più riprese i risultati dei suoi studi. Dimostrò così che alcune caratteristiche delle piante da lui studiate si trasmettevano alla progenie, mentre altre no. Questi straordinari risultati sull’ereditarietà dei caratteri, che di fatto aprono la strada allo sviluppo della genetica, furono ignorati dai botanici dell’epoca. Solo nel ‘900 la via tracciata da Mendel sarà ripresa con successo (in Germania e in Svizzera).

Accanto a Mendel, va ricordato Anthony von Leeuwenhoek che, a cavallo tra ‘600 e ‘700 costruisce un primo rudimentale microscopio per osservare i microrganismi viventi usati per produrre birra e formaggi. Infine sarà Louis Pasteur, tra il 1857 e il 1876, a identificare con precisione i batteri responsabili della fermentazione del malto d’orzo, della fermentazione lattica e butirrica, e i microbi responsabili della produzione del vino e dell’aceto.

Le biotecnologie in campo agroalimentare hanno origini antiche. Per molti secoli restano in una fase che alcuni studiosi di storia della scienza definiscono “Età inconsapevole”. In un secondo periodo (dall’inizio dell’800 alla metà del ‘900) cresce la consapevolezza di quello che succede avviando processi di fermentazione o incrociando fra loro piante e animali diversi. Fin qui le biotecnologie cosiddette “tradizionali”.